Manifestazioni sparse dell’Amore che per prudenza e scaramanzia si fa chiamare ancora affetto, dimenticandosi che le regole del tempo poco hanno a che spartire con il cuore e le sue faccende:
- Nascondersi in un collo arricciandoci le labbra contro e mordicchiandone la pelle. Cercare di succhiare il sangue dalle vene come un vampiro vittima d’amore, vittima d’una maledizione luminosa scagliata dalla Luna quando s’annoiava
- Un bacio un po’ più lungo (in un tempo che si misura con lo stomaco) sullo zigomo, traduzione corporale d’un pensiero chiaro: non ti preoccupare perché io sono qui con te
- Fare un grosso 8 con i corpi in equilibrio su un divano a L
- Chiedersi se si senta freddo oppure no e già tendere le mani per acciuffare la coperta
- Riempire il bicchiere d’acqua non appena scende sotto la metà
- Carezze e lenzuola, stropicciate
- Chiedersi quali autori inglesi possano riassumere il giorno che si sta vivendo
- Accumulare gomitoli di voglie e a filo a filo sbrogliare la matassa
- Occhi che si fanno lana e piuma quando i nasi si toccano le punte
- Le lingue diventate ponte liquido e la saliva che ci scorre sopra
- Tutte le minuzie che i poeti e le parole e le congetture non potrebbero riassumere, perché l’Amore è ballo in maschera, bellezza a fiotti riflessa negli specchi, illogico per esistenza stessa, completamente alieno ai riassunti e alle sinossi