Innamorarsi è semplice. Un cuore estraneo è una scappatoia, un rifugio colorato. Sempre. Si è giustificati a bloccarsi nelle indagini interiori perché sull’altare dell’amore ogni sacrificio sembra quello giusto. E quindi il benessere provato sopprime il proprio assecondarsi.
L’amore ha la voce così bella che si dimentica la propria, almeno per un po’.
Appaltare la felicità, metterla sopra un bel faccino o sulle curve d’una schiena nuda. D’improvviso si hanno solo occhi e cuore; godersi panorami e arcobaleni e nient’altro che ha importanza. La coscienza si zittisce, che sollievo, che sollievo!
Eppure l’interiorità è materia viva. Pulsa sulle pareti dello stomaco, spinge. Urla fino a che non le viene dato ascolto. E allora il bilancino dell’amore prende un’altra piega ed entra in gioco il compromesso. D’improvviso la domanda: “Quindi cosa fare? Buttare via il giocattolo o creare un senso insieme?“
E troppo spesso ci si mette a cercare divertimenti in vetrine nuove.