BREVIARIO UMANO

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#26 De manía puerili — ovvero dell’inondazione

C’è un bambino di sei anni che sa già tutto dell’amore. Non come dicono gli adulti, con le spiegazioni e le dimostrazioni pratiche. Questo bimbo di sei anni è il capitano di una nave e la sua fidanzatina è una piratessa, una principessa, un’altra bimba con gli zigomi a lentiggini. Tutto si può fare perché il bambino non possiede ancora niente; non c’è forma e non c’è ruolo, non c’è reputazione da difendere. È un contenitore vuoto ed è proprio questo vuoto che gli permette di essere ogni cosa, di lasciarsi navigare.

L’infanzia è l’unica età eroica. Non perché i bambini siano fragili innocenti — l’innocenza è una proiezione degli adulti, una nostalgia mascherata da tenerezza. Ma perché, per il bambino, non c’è distanza tra lui e l’interpretazione. Con la benda sopra l’occhio il bambino è il pirata per davvero, mica sta scherzando. C’è immersione, totale sprofondare in qualcosa che si è scelto, proprio quella cosa che per i greci era la manía.

Il gioco è possessione, autentica follia, abbandono genuino, delirio coi coriandoli.

Poi arriva il tempo e col tempo arrivano le cose.

Prima la cameretta. Poi i giocattoli. Poi la cartella e lo zainetto, i compiti e i diari. Si diventa figlio, poi studente, poi fidanzato, poi collega, poi padre o madre. Ammucchiarsi delle proprietà che riempie il magazzino dell’identità. Ogni affetto ci impone un ruolo e ne pretende poi rispetto. Ci stratifichiamo; una coperta calda nell’inverno. Tutti questi strati sono utili e ci fanno sopravvivere nell’ordine del mondo. Ma ci rendono più rigidi e alla fine non ci fanno più giocare.

È una sostituzione, inondazione. Il vuoto che ci permetteva di essere chiunque si riempie di ruoli e aspettative.

L’adulto non gioca. Forse si diverte. La tragedia è tutta qui. L’adulto consuma intrattenimento, coltiva hobby e frequenta il proprio tempo libero. Ma non gioca. Il gioco richiede la dimenticanza: via per sempre il Direttore, il Manager, il Padre di famiglia, la Persona Seria con responsabilità. Questo è sconveniente; ci sono troppi strati che ci tengono protetti.

Quello che abbiam perso non è la spensieratezza perché quella con l’impegno si può pure fingere fino a crederci davvero. Abbiamo perso la follia fanciullesca. L’entusiasmo, la predisposizione all’abbandono, la capacità sottile di lasciarsi catturare dalla fantasia, completamente.

Il bambino sa che la nave può affondare e che la piratessa potrebbe andare via. Ma questo non importa perché l’intensità vale quell’esposizione. Il senso nasce proprio lì — nel momento in cui ci si espone senza protezioni.

Tornando al mondo semi-grigio degli adulti, è così che funziona il desiderio erotico. Ci si innamora quando si è aperti e senza forma, quando leviamo qualche strato comodo. Chi è capace di sedurre offre esattamente questo: un giro sulla nave dei pirati in mezzo a un mare d’avventure. L’amore è quello specchio dove, almeno per un attimo, si può essere un bimbo senza forma.

Innamorarsi è sempre un gioco.

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